Luigi Luzzatti,

cooperatore e uomo politico

 

Nato a Venezia nel 1841, si dedicò intensamente agli studi giuridici, approfondendo in particolare il fenomeno del credito popolare, divenendo - già nel 1866 - docente di diritto costituzionale a Pavia.

Nel maggio 1869 venne nominato segretario generale del ministero dell'agricoltura, industria e commercio, incarico cui rinunciò dopo pochi mesi e che assunse di nuovo nel 1871, anno in cui fu anche eletto deputato della Destra. Divenuto vicepresidente della commissione d'inchiesta industriale (costituita nel 1870 perFoto studiare le condizioni di sviluppo dell'industria italiana), nel 1873 fu nominato presidente della commissione per la tariffa doganale e incaricato di condurre i negoziati per il rinnovo dei trattati di commercio con la Francia, la Svizzera e l'Austria-Ungheria; illustrò poi le sue idee e la sua attività in questi campi nel libro L'inchiesta industriale e i trattati di commercio (1878). Fu ministro del tesoro con Di Rudinì (dal 1891 al 1892 e dal 1896 al 1898), con Giolitti (dal 1902 al 1905) e con Sonnino nel 1906; ministro dell'agricoltura, industria e commercio ancora con Sonnino (1909-1910) e, infine, presidente del consiglio nel marzo 1910, carica da cui dovette dimettersi nel marzo dell'anno successivo in seguito alla defezione dei radicali dalla maggioranza. Foto
Come uomo di governo perseguì una severa politica di compressione delle spese al fine di risanare il bilancio, e studiò il problema della conversione della rendita. Di fondamentale importanza fu la legge 17 febbraio 1910, dovuta a lui, il cui art. 10 autorizzava l'approvazione, da parte del consiglio dei ministri, di crediti di guerra mediante regio decreto. Fece inoltre approvare le leggi sugli infortuni degli operai sul lavoro, sulla Cassa per l'invalidità e la vecchiaia e, nel 1910, quella relativa all'obbligo scolastico. Fu un acceso fautore della diffusione della proprietà contadina (La tutela economica e giuridica della piccola proprietà, 1920), della necessità di tutelare la salute fisica e morale delle donne e dei fanciulli nelle fabbriche e di introdurre la giornata lavorativa di otto ore. Nel 1921 fu nominato senatore.
Lasciò numerose opere, non soltanto economiche, fra le quali si ricordano, in particolare, La libertà di coscienza e di scienza (1909 ), Scienza e patria (1916) e notevoli Memorie.
Morì a Roma nel 1927.